Grevio: sulla Convenzione di Istanbul, lo Stato deve fare di più

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La politica italiana in tema di violenza contro le donne e contrasto alle discriminazioni potrebbe essere sintetizzata con “vorrei ma non posso”. Il rapporto del Grevio – l’organismo di esperte indipendenti che monitorano l’attuazione della Convenzione di Istanbul da parte degli Stati – pubblicato recentemente dal Consiglio d’Europa, ha rilevato che ci sono ancora molte resistenze nel nostro Paese che impediscono un efficace contrasto alla violenza contro le donne.Uno dei segnali di questo tentativo di resistere al cambiamento di una cultura che alimenta disparità tra i generi, riguarda ciò che è avvenuto nell’ambito scolastico con pressioni fatte per boicottare attività educative sul tema degli stereotipi e pregiudizi sessisti, e nelle università sono stati delegittimati gli studi sulle questioni di genere. Un’altra fonte di forte preoccupazione è stato il ddl 735 in materia di affido condiviso meglio conosciuto come ddl Pillon che “se fosse stato approvato, avrebbe comportato gravi regressioni nella lotta contro le disuguaglianze tra i sessi e privato i sopravvissuti alla violenza domestica di importanti misure protettive”. Per questo, nel rapporto, si invita l’Italia a valutare l’impatto delle leggi sulle relazioni tra uomini e donne e anche sulla violenza contro le donne e a rispettare la Convenzione di Istanbul. Inoltre esiste una tendenza a “riorientare la parità di genere in termini di politiche per la famiglia e per la maternità”.

Marcella Pirrone, avvocata D.i.RE e curatrice del Rapporto Ombra della società civile curato per il Grevio spiega che: “Grevio conferma la distanza tra la teoria dell’impianto legislativo e la pratica: si devono garantire i mezzi, la formazione e la sensibilizzazione di tutti i professionisti coinvolti per attuare le leggi. Leggi giudicate buone, come la legge 119/2013, di fatto non ottengono i risultati previsti tanto è vero che, secondo le esperte del Grevio, il Piano Nazionale antiviolenza non riesce a produrre una risposta adeguata e sistemica sulla violenza e il finanziamento dei centri antiviolenza continua ad essere problematica”.

Ci sono alcune note positive che riguardano le leggi contro lo stalking, quella sul Codice Rosso (69/2019) e la cosiddetta legge sul femminicidio (119/2013) che ha sancito l’obbligo per le istituzioni di sostenere e promuovere, anche attraverso l’assegnazione di mezzi finanziari, una vasta rete di servizi di assistenza alle vittime. Altre due due buone leggi, secondo il Grevio, sono quella (80/2015) sul congedo retribuito per le vittime di violenza di genere e la legge (4/2018) per tutelare gli orfani di femminicidio.

Purtroppo ci sono ancora forti criticità: la mancanza di finanziamenti adeguati che diano una risposta coordinata e inter-istituzionale alle donne e la carenza di servizi specializzati per le vittime di violenza sessuale. Il lavoro di rete con tutti i soggetti che intervengono nei percorsi di uscita dalla violenza deve essere rafforzato e i centri antiviolenza devono essere maggiormente coinvolti.

Tra le noti dolenti c’è la diffusa vittimizzazione nei tribunali per l’incapacità di riconoscere la violenza familiare che viene confusa con il conflitto. In questo modo non si tutelano i bambini perché si garantiscono anche a uomini che hanno commesso violenza, il diritto di custodia e di visita dei figli. Il problema sta diventando oggetto di dibattito pubblico grazie alla testimonianza di donne che denunciano pratiche che sovvertono i protocolli a tutela di donne e bambini vittime di violenza e vìolano la Convenzione di Istanbul e le Convenzioni sui diritti dei bambini.

Il rapporto Grevio ha constatato che raramente viene fatto prevalere l’interesse del bambino rispetto alla genitorialità condivisa, esponendo a vittimizzazione secondaria quelle donne che cercano di proteggere i figli dalla violenza di maltrattanti e che sono accusate di alienazione parentale. Ho affrontato recentemente il problema di questo costrutto ascientifico che fa ricadere sulla madre la responsabilità del rifiuto paterno del bambino senza che siano svolti adeguati approfondimenti sulle cause di quel rifiuto. Tutto questo avviene perché a volte ci sono consulenti tecnici d’ufficio, ideologicamente orientati e privi di adeguata formazione che non riconoscono la violenza o addirittura negano che abbia conseguenze psicologiche sui bambini, come per esempio la paura del padre. L’alienazione parentale è diventata un’arma nelle mani di uomini violenti che realizzano la minaccia rivolta alle donne che decidono di lasciarli : “Ti toglierò i figli”.

Recentemente ci sono state alcune sentenze della Corte d’Appello (Brescia e Roma) o della Cassazione che hanno annullato decreti di allontanamento coatto di bambini ed hanno criticato la superficialità dei consulenti tecnici d’ufficio, e le modalità con le quali si pretende di risolvere il rifiuto paterno del bambino. Forse sta nascendo una maggiore consapevolezza ma questo non basta a risolvere il problema di un sistema che troppe volte pregiudica i diritti di chi ha subito violenza e vessazioni.

A questo proposito Elena Biaggioni, avvocata e curatrice dei lavori per il rapporto Ombra pubblicato da D.i.Re, spiega che “il Rapporto Grevio chiede un esame urgente rispetto a quanto succede nella pratica giudiziaria e dei servizi in generale perchè l’accusa di alienazione parentale rivolta alle Ctu alle donne vittime di violenza nelle casue di affido per i figli preoccupa le esperte”. Un’ultima nota critica è il Decreto sicurezza, Titti Carrano, avvocata, “è stato criticato dal Grevio perché le donne vittime di violenza rischiano di essere respinte senza poter chiedere la protezione internazionale di cui hanno diritto e manca un approccio volto a far emergere e affrontare le discriminazioni multiple subite dalle donne nell’ottica del rispetto dei diritti umani”.In materia di diritto di asilo, il rapporto mette in evidenza la inadeguatezza nell’individuare le vittime di violenza che rischiano di essere rimpatriate in violazione dell’obbligo di non respingimento anche con la politica dei “porti chiusi” e col divieto di salvataggio in mare. Per questo Grevio ha esortato le autorità italiane a rispettare i diritti umani nel soccorso in mare.

@nadiesdaa

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