IT il sorriso del male: le mie impressioni sul film di Muschietti

Attenzione spoiler.

Amo Stephen King. Ho letto quasi tutti i suoi libri e It pubblicato nel 1986  è quello che ho amato di più, pertanto ieri sono andata a vedere la realizzazione cinematografica del regista argentino Andrés Muschietti.  E’ la seconda volta che da It si trae un film.  Nel 1990 Tommy Lee Wallace portò IT sul piccolo schermo con una miniserie televisiva in due puntate.  Per chi non lo avesse letto, It narra la storia di un gruppo di ragazzi che si affacciano all’adolescenza nella cittadina di Derry, dove ogni 27 anni il male si manifesta con le fattezze di un clown, Pennywise e  chiede il suo tributo di sangue, dilaniando e trascinando le vittime nella sua dimora, la rete fognaria di Derry. Le misteriose scomparse di bambini e ragazzi,  le stragi causate da inspiegabili esplosioni di violenza collettiva si susseguono da più di due secoli nell’indifferenza e nella ignavia dell’intera comunità fatta di adulti e genitori che “divorano” i figli con maltrattamenti e abusi,  incarnazioni nel mondo reale della famelica violenza del clown. Solo il club dei Perdenti costituito  da sette ragazzini porterà alla luce della coscienza la presenza del male.

Ben Hanscom, Beverly Marsh, Mike Hanlon, Richie Tozier, Stan Uris, Eddie Kaspbrak e Bill Denbrough, quest’ultimo coinvolto in prima persona per la scomparsa del fratellino Georgie, si renderanno conto che un’entità maligna è radicata nel sottosuolo della loro città e sfuggiranno alla fame di sangue di Pennywise “il pagliaccio ballerino” che chiameranno It. Lo  affronteranno una prima volta nell’adolescenza e la seconda volta da adulti maturi nel  momento in cui si traggono bilanci e si può avere il tempo, forse, per una seconda chance.

IT
Pennywise

Ho visto il film  con un’amica che si è abbarbicata tutto il tempo sulla poltrona maledicendomi. Come una ragazzina durante il film ho ingurgitato un maxi secchiello di popcorn  mentre gli spettatori  presenti in sala sobbalzavano sulla sedia e lasciavano andare la tensione con risate liberatorie. E’ stato come andare sulle montagne russe e a me è venuta la pelle d’oca ovvero letteralmente mi si sono rizzati i peli sulle braccia, sulla nuca e sulla schiena. Ma, si ci sono dei ma. Il film non spiega come i ragazzi sfuggano alla violenza del mondo e ai loro incubi interiori: nel libro di Stephen King  il salvagente dei ragazzi è la loro immaginazione. Non si capisce altrimenti per quale motivo il clown li lasci andare e non li divori facendoli a brandelli. Silver la bicicletta di Bill, che è  il simbolo dell’immaginazione, della vitalità e della fantasia, e non solo, viene appena intravista. (Ma dico!). Beverly che ha un ruolo importantissimo all’inizio del viaggio dei “perdenti” verso le profondità delle fogne-tana di It viene biancaneveggiata o cenerentolata: rapita dal clown, sottoposta ad una specie di maleficio viene  risvegliata con un bacio da Ben. Se il film rende bene l’atmosfera del racconto nei momenti horror, in un susseguirsi di jump scares, un modo forse un po’ troppo facile per spaventare lo spettatore, sottrae gli approfondimenti psicologici che sono fondanti nella narrazione del libro di King. Il film emoziona ma non lascia uno strascico di inquietudine, non tocca le corde delle nostre celate paure e angosce e non fa vibrare il ricordo della fatica di diventare adulti (per chi lo è già) in un mondo dove i mostri non sono solo serial killer o sociopatici  ma le nostre stesse mostruosità o le banalità del male del mondo reale.

 Siamo sempre consapevoli che i film tratti dai libri sono  altro e spesso sono prodotti di un processo di sottrazione. La delusione  è sempre dietro l’angolo perché il film se anche fosse fedele al libro non potrà mai esser fedele all’esperienza che ne abbiamo fatto leggendolo.

In conclusione: il popcorn l’ho digerito e mi sono divertita. Ho perso  un’amica e stasera forse sono di nuovo sulle montagne russe: mia figlia vuole che la porti  a vedere It. Mi farò tenere la mano tutto il tempo. E a proposito degli interpreti, lo svedese Bill Skarsgard , ventiseienne figlio d’arte (suo padre è  Stellan Skarsgard) è uno straordinario Pennywise: un pizzico di infantilismo nella perversione del male. Jeremy Ray Taylor (Ben) è adorabile, Sophia Lillis (Beverly)  bravissima come tutti gli altri interpreti tredicenni Jaeden Lieberhere (Bill), Chosen Jacobs (Mike)  Jack Dylan Grazer (Eddie), Wyatt Olef (Stanley) e Finn Wolfhard (Richie).

A proposito questa non è una recensione.

 

it-pennywise-georgie-copertina

@nadiesdaa

 

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