Femminicidio e media: le parole giuste

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 Un anno fa scrivevo del libro di Luca Martini “Altre stelle – un viaggio nei Centri antiviolenza” (edito da  Mimesis) e in occasione di quella recensione ho avuto modo di conversare per la prima volta con l’autore. E’ nata l’idea di realizzare un pamphlet  scritto a quattro mani che affrontasse in maniera scorrevole il tema del linguaggio dei media nei casi di violenza contro le donne. Così abbiamo pubblicato Le parole giuste – come la comunicazione può contrastare la violenza maschile contro le donne (edito da PresentArsi) per illustrare attraverso un  dialogo quali criticità ci siano  nelle cronache dei femminicidi (nel testo privilegiamo l’analisi del linguaggio dei quotidiani). Oggi i media sono indubbiamente più sensibili al fenomeno della violenza contro le donne, se ne parla molto più di un tempo ma talvolta male. E’ vero che molta consapevolezza si è raggiunta da  quando quasi trent’anni fa, i Centri antiviolenza affrontarono il problema e ne ragionarono in gruppi di lavoro nel 1996  al primo convegno della Rete nazionale “Uscire dalla violenza si può” che si svolse a Marina di Ravenna.  Da tempo  attiviste, blogger, giornaliste  e naturalmente gli stessi Centri antiviolenza  sensibilizzano l’opinione pubblica denunciando l’origine culturale del fenomeno e spiegano quanto le parole e l’immaginario sull’amore e sui ruoli maschili e femminile abbiano un peso significativo e la rete Gi.U.Li.A (Giornaliste Unite Libere e Autonome) alla quale hanno aderito molte giornaliste della carta stampata, del web, della televisione (compresa la sottoscritta)  dal 2011 si impegna per un cambiamento di sensibilità verso un fenomeno che non è un’emergenza ma è strutturale alla nostra società. Eppure lo stupro, il maltrattamento familiare, le molestie sono raccontate talvolta in cronaca attraverso lo specchio deformante degli stereotipi e pregiudizi e con sensazionalismo  ostacolando la comprensione del  fenomeno. Se dobbiamo prevenire la violenza contro le donne  dobbiamo per prima cosa svelarla ovvero smascherarla.

Abbiamo chiesto a Chiara Ronzani di scrivere la prefazione  e a  Lella Palladino presidente D.i.Re Donne in Rete contro la violenza la postfazione e con molto piacere abbiamo concluso con una vignetta di Anarkikka, illustratrice che in maniera efficace denuncia le violenze e le discriminazioni contro le donne. Abbiamo voluto realizzare uno strumento agile e che con  uno spunto di riflessione  sulla criticità delle parole che non restituiscono giustizia alla realtà del femminicidio, che ne omettono le cause e colpevolizzano le vittime. Nel libro un piccolo spazio è dedicato a qualche mio ricordo  che mi ha riportato indietro nel tempo e al giorno della mia scelta di fare attività in un centro antiviolenza perchè è giusto ricordare che se oggi i media hanno cominciato ad adoperare un linguaggio diverso dal passato è anche per merito delle attiviste e dei luoghi di donne che tanta riflessione hanno saputo produrre sulla violenza  contro le donne e sulla cultura che  la alimenta e la giustifica.

@nadiesdaa

 

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