L’Onu ha approvato la risoluzione contro gli stupri di guerra ma non è una vittoria per le donne

No non è una vittoria. L’Onu ha approvato la risoluzione contro lo stupro come arma di guerra ma per evitare il veto degli Stati Uniti, ha imposto che dal testo venisse tolta la parte che riconosceva “l’assistenza tempestiva ai sopravvissuti alla violenza sessuale, esortando a fornire servizi sanitari non discriminatori e completi”. Le vittime di stupro quindi non avranno   riconosciuto il diritto di accesso alla salute riproduttiva nè a percorsi di sostegno.   E’ stata anche rimossa la parte che prevedeva l’istituzione di un organismo formale  di monitoraggio e segnalazione degli stupri. La mozione quindi è passata con 13 voti a favore e due astenuti: Russia e Cina. Il braccio di ferro è durato il tempo necessario  per togliere dal testo ciò che era sgradito ai signori della guerra.  L’amministrazione Trump ha imposto modifiche del testo perchè  impegnata fin dall’inizio del proprio insediamento in una campagna politica per limitare se non addirittura abolire, negli Stati Uniti, il diritto all’aborto e così anche all’Onu il corpo delle donne è diventato terreno di scontro per la propaganda politica. Come in pace, così in guerra.

C’è voluto molto tempo per ammettere una evidenza indicibile: non c’è guerra senza stupri perchè per secoli è stata sempre tacitamente accettata per anni come effetto collaterale.    In “Stupri di guerra e violenza di genere”,   si legge “Un’arma efficace anche più dei bombardamenti e delle pallottole” perchè  porta il terrore, disgrega famiglie e  fa implodere le comunità a cui appartengono le vittime che portano su di sè lo stigma di sentirsi indegne oltre alle conseguenze gravi, psicologiche o fisiche derivanti dal trauma, la trasmissione di malattie e purtroppo le gravidanze. La narrazione distorta e fraudolenta delle moderne guerre “chirurgiche” , con i droni che colpirebbero arsenali dei “nemici” cela invece la realtà di sempre,morte di civili e brutalità e violenze sui corpi di uomini, donne e bambini ma le donne restano le più colpite da stupri, prosotituzone forzatae mutilazioni. Semmai la tecnologica appolicata alla guerra amplifica i danni. Le occupazioni territoriali celate sotto il nome di  operazione dei pace non hanno risparmiato le popolazioni locali da angherie, torture, stupri. Tra il 1992 e il 1995. durante l’intervento dei caschi blu nella guerra civile in Somalia, i parà italiani si macchiarono di violenze e due vicende finirono in cronaca, quello della donna somala stuprata con un razzo illuminante e il prigionero torturato con elettrodi ai genitali. Nessuno fu condannato. L’indagine dell’International Oversight Service , un’organismo delle Nazioni Unite ha stimato che tra il 2008 e il 2013 i caschi blu si resero responsabili di 480 casi di violenze sessuali e altre violenze. Il veto imposto agli Stati Uniti rispetto al testo originale della risoluzione Onu contro gli stupri di guerra è un’occasione mancata ed è vergognosa negazione di aiuto alle donne che subiscono violenze in tempo di guerra o durante le occupazioni per portare “la pace”. E’ un segno dei tempi.

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