L’ALIENAZIONE PARENTALE CONTINUA A RIVITTIMIZZARE LE DONNE NEI TRIBUNALI

Qualche giorno fa, mi ha scritto Paola (la chiamerò così), una delle tante,  troppe donne rivittimizzate dal costrutto pseudoscientifico  dell’alienazione parentale. Il suo è un accorato appello dove racconta di aver cresciuto una figlia da sola per 10 anni e di aver coinvolto il padre invitandolo a frequenare la figlia perché se ne era sempre disinteressato ma la bambina ha manifestato segni di disagio e rifiuto del padre. Il motivo forse era legato al fatto che quell’uomo le era sconosciuto o non era capace di entrare in relazione con lei. Così si è aperto il solito iter presso il tribunale di Verona, la Ctu che ha diagnosticato l’alienazione parentale che ha prodotto il solito esito:  la bambina che aveva un legame significativo con la madre è stata messa in una Casa Famiglia, allontanata dalla madre, dalle amiche, dalle compagne di scuola e dallo sport. La bambina ora sta male e soffre moltissimo per la situazione anche perchè vede la madre una sola volta alla settimana e alla presenza di un educatore.

Sempre più donne sono rivittimizzate dalla alienazione parentale nei nostri tribunali. Spesso sono donne che hanno subito violenza e maltrattamenti i cui figli hanno paura del padre perchè hanno assistito alle violenze.

Ma nelle Ctu dei Pasisti non si  indagano mai le ragioni del rifiuto, la difficoltà a relazionarsi con un genitore violento, inadeguato o poco presente perché il credo della Pas fornisce già la risposta: il colpevole è il genitore amato. La soluzione prevista è un intervento vendicativo e punitivo che cancella la figura affettiva di riferimento recidendo con violenza un legame affettivo senza aver compreso realmente se da parte di quel genitore vi siano comportamenti nocivi per il figlio perchè l’alienazione parentale è soprattutto una ideologia che spiega il rifiuto sempre e solo con un comportamento manipolativo, soprattutto della madre. 

Le  Consulenze tecniche d’ufficio (Ctu) ideologicamente orientate  non approfondiscono i motivi del rifiuto dei bambini e indicano la collocazione del figlio presso il genitore rifiutato. I giudici eseguono le indicazioni dei periti anche se ci sono sentenze che hanno cassato la condotta del giudice che rinuncia alla propria autonomia e delega ai tecnici di valutare le prove.

A volte nelle Ctu vengono scritte inesattezze quando sostengono l’inserimento del “disturbo relazionale avente le caratteristiche dell’alienazione parentale così come descritta da ultimo ne DSM-V“, ma non è vero (Cfr I nostri bambini meritano di più). C’è anche una armata ben organizzata di propalatori di fake news che sostengono che l’OMS ha deciso di includere l’alienazione dei genitori nell’ICD-11, ma anche questo non è vero.

Il 17 luglio scorso, D.i.Re ha denunciato nel Convegno “Violenza contro le donne e affido dei minori. Quando la giustizia nega la violenza”, la mancanza di riconoscimento della violenza nei tribunali: “ci sono casi in cui gli uomini cercano di allearsi con i figli, mettendo la madre in una condizione di subalternità, oppure casi in cui il papà mette sullo stesso piano bambini e madre. In entrambe le situazioni, i figli vivono un’ambivalenza perché vogliono difendere la mamma, ma sono arrabbiati con lei poiché è debole, sono confusi e gli effetti dell’esperienza della violenza assistita sul lungo periodo sono devastanti”.

Lo psichiatra Andrea Mazzeo Fazio si batte contro questo mostro pseudoscientifico e spiega che “se un evento (il rifiuto) può trovare la sua causa, alternativamente, in diversi fattori si sbaglia, proprio sul piano logico, ad affermare che l’unica causa del rifiuto sia il presunto condizionamento del minore (PAS o alienazione parentale) supportando questa tesi con elementi scarsamente oggettivi (indagine psicologica, test psicologici, ecc.) ed escludendo a priori altre possibili motivazioni del rifiuto; tra queste rientrano a pieno titolo la violenza fisica, diretta o assistita, la violenza psicologica e quella economica, l’abuso sessuale, sostenuti da referti medici o psicologici, testimonianze, ecc., tutti elementi oggettivi di prova, e occultando le violenze su donne e bambini, come sottolineato già dal 2007 da Crisma e Romito, docenti di psicologia a Trieste”.

Sappiamo che il senatore Pillon ha inserito la alienazione parentale nel testo unico (in discussione a settembre se non cadrà il Governo) che ha accorpato il ddl 735 e altri disegni di legge in materia di separazione e affidamento dei figli. Sul suo profilo Facebook ha scritto che l’alienazione parentale prevede l’inserimento dei bambini in case famiglie per cinque giorni, sufficienti a far guarire dalla manipolazione che induce il rifiuto di un genitore”.

I PASisti hanno sempre parlato di una “patologia” gravissima che fa danni incalcolabili, ma, a leggere quanto durerebbe il periodo di cura, pare sia una corbelleria che si cura come un raffreddore. Dopo l’inchiesta di Bibbiano, il senatore Pillon ha cavalcato la crociata contro le Case Famiglia, ma poi le prevede nel suo testo di legge e allora è probabile voglia correre ai ripari dal pulpito dei social, al fine di rassicurare il suo elettorato che la permanenza dei bambini nelle strutture sarà brevissima. Gli si deve credere se la comunicazione è profondamente confusiva e manipolativa?

La battaglia contro gli automatismi causati dalle diagnosi di alienazione parentale deve farsi più incisiva e forte perché è diventata l’arma con cui padri inadeguati o violenti cancellano vendicativamente la figura materna, concretizzando la antica minaccia che ha sempre tenuto legate le donne a uomini maltrattanti: “ti toglierò i figli”.

Tutto questo non ha nulla a che vedere con i diritti paterni che sono ben altro e non coincidono con il diritto alla violenza e alla prevaricazione o alla vendetta come da tempo sostiene l’associazione Pim il cui presidente, Jakub Stanislaw Golebiewski ha stigmatizzato più volte il costrutto della alienazione parentale:

Questa artificiosa sindrome teorizzata da Richard Gardner, un uomo che ha più volte  giustificato e normalizzato la pedofilia nei suo scritti prima di suicidarsi  nel maggio  del 2003, è strumentalizzata dai Tribunali per strappare senza alcuna ragione scientifica i figli ad uno dei due genitori per collocarli presso l’altro o presso una casa famiglia e senza aver indagato i motivi del rifiuto. Questo fa si che bambini siano stati sottratti a genitori adeguati che volevano tutelare i figli dal genitore inadeguato o violento. Si deve fare  attenzione a parlare di alienazione parentale e  in caso di manifestata difficoltà da parte dei figli a stare con uno dei genitori non si può e non si deve incolpare per forza l’altro, specialmente in casi in cui non vi è condizionamento psicologico. Un rifiuto può nascondere tanto e su quel tanto bisogna indagare ascoltando il minore. Inoltre sarebbe ora di affrontare situazioni di conflittualità in maniera adeguata a proporzionata alla situazione. L’allontanamento dei bambini e delle bambine e il loro inserimento nelle Case famiglia deve essere la soluzione estrema nei casi di incuria, ipercura o maltrattamento non in situazioni di confittualità. Dopo l’inchiesta di Bibbiano è evidente che il sistema degli affidi va rivisto  anche se il senatore Pillon, il cui disegno di legge è naufragato insieme al Governo, da una parte ha attaccato le Case famiglia ma dall’altro le ha previste nel suo testo unificato, indicando strutture per il resettaggio dei bambini vittime dell’alienazione parentale, prevedendo una cura per qualcosa che non è nemmeno una patologia, insomma dalla padella alla brace

@nadiesdaa

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