Uno mattina: se la Rai celebra la Giornata internazionale della donne parlando di tette e di pance

In un’ 8 marzo funestato e angosciato dall’emergenza del Corona virus, celebrato sotto tono, senza manifestazioni o cortei per evitare assembramenti e limitare il contagio, la Rai come celebra la Giornata Internazionale della donne? La tv di Stato è stata recentemente sanzionata con una multa da 1,5 milioni di euro dall’Authority per violazione del contratto di servizio per «scorretta rappresentazione dell’immagine femminile» e se continua a perdere il pelo non perde il vizio.

Oggi ad Uno mattina (min 1.54) sono stati dedicati 6 minuti per dare spazio alle pagine dei settimanali di gossip con tra misure del seno e pance da gravidanza.

In studio Tiberio Timperi, e Monica Setta. Ad illustrare l’anatomia femminile un concentratissimo Gianni Ippoliti che ha sfogliato, uno dopo l’altro, i settimanali gossippari in una puntuale rassegna stampa sulle notizie indispensabili nella Giornata Internazionale contro la violenza alle donne: misure di seno e pancine da gravidanza.

“A punta? Vuol dire che il figlio è maschio” eppoi via a dissertar di tette: c’è il seno compatto, il seno medio, il seno piccolo e il seno doppio. Dopo questo avvilente siparietto televisivo tra sessismo e lobotomia del pensiero per abituare il pubblico a percepire le donne come assembramenti di parti anatomiche, rigorosamente valutate per la loro misura e avvenenza, sono intervenute Melita Cavallo, ex giudice del Tribunale dei minori di Roma, Elisabetta Ambrosi, giornalista del Fatto quotidiano e Andrea Catizone, avvocata specializzata in diritto di famiglia e diritto dei minori.

Mi ha fatto un certo effetto vedere nei panni della esperta dei diritti delle donne proprio la ex magistrata oggi in pensione che, poco più di un anno fa, durante la sua partecipazione alla trasmissione di Forum in qualità di giudice, alzò la voce con una comparsa che recitava la parte di una ragazza che dopo aver subito uno stupro ed essere rimasta incinta, subiva da parte dello stupratore, la prepotente rivendicazione della paternità. Ne scrissi sul Fatto quotidiano. Melita Cavallo si accanì rancorosamente contro la ragazza che apostrofò come “violenta” e “incapace di superare il trauma” perchè si ribellava all’idea che l’uomo che l’aveva stuprata entrasse nella vita del figlio in virtù del ruolo paterno. Se in Turchia Erdogan sta cercando di varare una legge che permetta ad uno stupratore di sposare la vittima estinguendo il reato, cosa che era possibile fare in Italia fino al 1981, grazie a Forum, un anno fa, si è cercato di convincere il pubblico che si deve essere indulgenti con uno stupratore che poi voglia fare il papà e giudicare come una grandissima stronza, la donna che si ribella a questa ennesima violenza. Se non ti obbligano a sposare il tuo stupratore almeno mostragli un pò di gratitudine se dopo il carcere bussa alla tua porta per fare il padre.

Melita Cavallo non si rese conto dell’abominio di questa tesi, anzi, sembrò che la sostenesse. E nonostante le proteste da parte di associazioni femministe, non ricordo che la ex giudice si sia mai scusata. Deve essere stata folgorata sulla via di Damasco proprio come San Paolo, se recentemente ha pubblicato un libro sulla violenza contro le donne. Oppure vuol rinfrescare la toga con il pink washing ma ci ha lasciato sopra ancora un bel pò di polvere se ad Uno mattina sciorina i soliti luoghi comuni sulle donne che “devono imparare a riconoscere la violenza” (eh, quanti doveri pesano sulle spalle delle sopravvissute!) seguita a ruota da Andrea Catizone che ha perso l’occasione di informare sulla bacchettata che l’Italia ha ricevuto dal rapporto Grevio, pubblicato il 13 gennaio scorso. Nel nostro Paese, dicono le esperte del Grevio, non si applica la Convenzione di Istanbul, e sono le istituzioni che devono imparare a riconoscere la violenza maschile contro le donne.

La situazione italiana desta la preoccupazione delle attiviste dei centri antiviolenza e per questo D.i.Re donne in rete contro la violenza, il 5 marzo scorso ha lanciato la campagna Violenza sulle donne. In che Stato siamo? E per un anno, ogni mese. chiederà al governo di rispettare le raccomandazioni del Grevio su dodici aree tematiche: impatto di stereotipi e sessismo, discriminazioni multiple e intersezionalità, credibilità delle donne nei processi e vittimizzazione secondaria, disconoscimento della violenza in separazione e affido, misure di prevenzione e procedimenti penali, raccolta dati, riservatezza e protezione, violenza assistita a condizione dei minori, condizione delle donne migranti richiedenti asilo e rifugiate, politiche integrate e finanziamento dei centri anti-violenza e delle casa rifugio, formazione di operatori e professionisti, sensibilizzazione, educazione e cambiamento culturale, responsabilità dello Stato e risarcimenti. I risultati della campagna e le verifiche sulle risposte politiche saranno rese pubbliche l’8 marzo 2021.

(Condividi questo video e leggi qui le raccomandazioni https://tinyurl.com/uzjetfy)

E la Rai? Ed Uno Mattina? La Convenzione di Istanbul all’articolo 17 esorta i mass media “a partecipare all’elaborazione di Linee Guida e a norme di autoregolazione per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignità” ma anche questa parte resta lettera morta. Però la mimosa in studio c’era. Amen!

@nadiesdaa

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