Viaggio nel mondo matriarcale di Adriano Marcello Mazzola

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Vorrei vivere nel Paese dove vive Adriano Marcello Mazzola. Ne ha scritto sul Fatto quotidiano “Da pari opportunità a matriarcato perchè chi rivendica la supremazia alle donne mi fa innoridire denunciando un Paese dove il potere sta andando  in mano alle donne e ci sono poveri uomini oppressi. Così finalmente cesserei di occuparmi dei diritti delle donne e potrei cominciare la lotta per i diritti dell’uomo oppresso. Se non altro perché se ti occupi  dei diritti delle donne stai sul piloro  a tutti e sei già guardata con diffidenza (oddio una femminista). Penso che se mi occupassi di  diritti di uomini oppressi mi si aprirebbe un mondo di cordialità calorosa e trasversale: dagli  integralisti cattolici che amano sfilare gridando “assassine!” alle donne che abortiscono, ai  cosiddetti compagni che scrivono sulle loro pagine facebook che sono stufi di sentir parlare di femminicidio e invitano ad occuparsi dei veri problemi.    Questo viaggio lo voglio fare. Voglio abbattere i muri del reale ed entrare in un mondo parallelo. Mazzola c’è andato e ci andrò pure io. Forse c’è   una parola magica per  accederci.  Dopo aver girovagato nel mio ufficio tastando invano i muri, pronuncio tre volte abracadabra, niente! Salacabulamencicabula, niente! Attingo al repertorio del Signore degli Anelli e dico: “Mellon!”. Macchè.

Alla fine ho un’intuizione e grido “Chiagni e fotti”.  Wow!  Si sollevano grigie cortine e  finalmente sono nel mondo mazzoliano. Subito resto un pochetto delusa. L’ufficio non è cambiato, è identico. Vedo sulla scrivania il pc e la connessione ad internet.  Su facebook  ritrovo un messaggio che scrissi il 30 ottobre del 2012 proprio ad Adriano Marcello  Mazzola. Gli chiedevo come mai non si facesse promotore con la sua associazione insieme alle lobby dei padri separati di una legge sui congedi  dal lavoro per paternità e maternità, obbligatori, di pari durata e  non cedibili. Li hanno adottati in alcuni Paesi europei e questo ha portato alla graduale modificazione delle relazioni tra uomini e donne anche nella gestione dei figli e ha migliorato i dati sull’occupazione delle donne.   Scopro che anche nel terrificante  mondo matriarcale dove vive  Mazzola, c’è la stessa risposta su messanger: ” Sono favorevole a qualsiasi novità che garantisca una vera e totale parità tra i generi e che realizzi un vero welfare in questo Paese malandato. Cordialità”. Faccio una ricerca e scopro che anche nel feroce mondo matriarcale l’avvocato Mazzola (tantomeno la lobby  dei padri separati)  non si è mai battuto per i congedi per paternità e maternità obbligatori e di pari durata. E con la trasmissione del cognome materno? Nel terrificante mondo matriarcale viene cancellata la discendenza paterna? Macchè! Tale e quale al mondo che mi sono lasciata alle spalle. Se ci si sposa, il cognome trasmesso ai figli è quello paterno.   Procedo col viaggio e scopro che dopo la separazione,  nel terrificante mondo matriarcale di Adriano Marcello Mazzola,  si impoveriscono entrambi i coniugi ma ad essere maggiormente a rischio di povertà sono le donne (24% contro il 15% degli uomini). Il 40% delle donne sposate sono disoccupate e il 60%  che lavora, ha redditi più bassi di quelli dei mariti ed è per questo che rivelano i dati Caritas la popolazione di separati o divorziati che si rivolge ai servizi del circuito ecclesiale è composta da un 53,5% di donne e un 46,5% di uomini ( parlando di famiglie o ex famiglie con figli minori). Scopro anche che nel terrificante mondo matriarcale  quando una donna decide di mettere al mondo un figlio è costretta a lasciare il lavoro. I dati dell’Ispettorato del lavoro basati su una ricerca del 2016 (anche nel feroce matriarcato si contano gli anni a partire da Cristo) rivelano che le dimissioni volontarie sono state 37738 e che le donne lasciano il lavoro per assenza di servizi, impossibilità di conciliare lavoro e cura dei figli e assenza di rete parentale.  In Italia da anni si tagliano i servizi,  tanto sono le donne il welfare della società italiana: curano  figli, anziani, famigliari ammalati o con handicap. Perchè finanziare servizi se esiste una marea di lavoro gratuito che possono svolgere le donne? Per questo la Valfrutta fa i tappi ritraendo  solo mamme insieme ai bambini (e Mazzola si vuole prendere pure i tappi!).

Queste  matriarche cominciano a sembrarmi abbastanza imbranate.  Quindi anche nel feroce mondo matriarcale, le donne si occupano del lavoro di cura e gli uomini invece possono più agevolmente scegliere di fare figli e conservare il lavoro e il reddito. E se gli gira fanno pure  disegni di legge che hanno il solo scopo di  chiudere i cordoni della borsa.  Leggo ancora che nel feroce mondo matriarcale  “l’intervento dei giudici nelle separazioni consensuali per aumentare il tempo di frequentazione tra figli e  padri, viene preso contro la volontà degli stessi padri e non contro la volontà delle madri.” 

Non va meglio con le carriere. E’ vero che anche nel feroce mondo matriarcale, aumentano le mediche  ma solo il 15%  diventa dirigente e in magistratura stessa storia. Aumentano  le magistrate  ma solo una minima percentuale arriva ai vertici. Ne scriveva sulla stampa, un anno fa,  Linda Laura Sabbatini (in questo mondo parallelo di feroce matriarcato, esiste anche un doppione di Linda Laura Sabatini)  e lo intitolava “La lunga marcia incompiuta delle donne”.  Poi mi capita la denuncia  di Vincenzo Barone, rettore della Normale di Pisa. Dichiara che  appena  ad un concorso si presenta una donna arrivano lettere anonime con  calunnie sessiste.  Sta a vedere che anche qua, nel feroce mondo matriarcale c’è un Alessandro  Strumia? E infatti lo trovo. Poi mi scivola lo sguardo sulle statistiche della violenza nelle relazioni di intimità e penso che in questo mondo dove vive Adriano Mazzola, le matriarche non sanno proprio opprimere. I patriarchi lo fanno molto meglio, non c’è gara. E siccome ho ripassato statistiche che in questo mondo sono esattamente come nell’altro, mi viene in mente  che nelle relazioni tra uomini e donne c’è sempre  una disparità simbolica ma anche economica. Vuoi vedere che la lotta di classe in quella che Mazzola chiama “lotta trai sessi” ma che dovrebbe chiamare “guerra ai diritti delle donne”, c’entra? E che una delle ragioni dell’oppressione delle donne riguarda la moltitudine di lavoro di riproduzione e quindi  di cura che le donne svolgono nel mondo, senza alcun riconoscimento?

Qua non ho nulla da fare. Decido di lasciare il feroce mondo matriarcale. Forse è stata una mia fantasia e non mi sono mai mossa da qui.

Sta a vedere che l’unico a farsi un viaggio è stato Mazzola? Ma beato lui che può fare il turista.

@nadiesdaa

4 pensieri riguardo “Viaggio nel mondo matriarcale di Adriano Marcello Mazzola

  1. Volendo, un mondo patriarcale a cui mettere mano c’è. È la scuola dell’obbligo. Infatti, non solo per questo motivo, ma anche per questo, non funziona.

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